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Avrei dovuto smettere per tempo,
prima che lo squarciassero il mio petto
sentendomi già vuoto perditempo
che andava avanti quasi per dispetto
avendo già mancato gli obiettivi
e avendo già dolori dentro il retto.
Rimasi a rischio perder gli incisivi
tentando ancor di mordere una vita
che in modi a dire poco sbrigativi
m’andava urlando d’essere finita.
Ma sordo l’ignoravo e andavo avanti
senza riuscire a stringere le dita
tra cui mi scivolavan sabbia e pianti
tentavo d’afferrare il vuoto nulla
mentre si susseguivano gli schianti.
Se fossi soffocato nella culla
sarebbe stato men dilapidato
per questa mia esistenza assai fasulla
pure il bilancio netto dello stato
per mantener l’inutile reietto
che sempre in vani sogni è naufragato.
Eppure tristemente ancora ammetto
di non riuscire a spegnere la luce
seppure tutti i giorni riprometto
di far quanto nel vuoto poi conduce…
ma quando serve scema ogni coraggio
e Vita in Pace ancor non si traduce.
La Pace eterna resta ancor miraggio
ed io continuo solo ad osservare
lo stanco e senza meta triste viaggio
che mi continua assurdo a trascinare
lungo un tragitto che io non capisco
di fianco alle vetrine da ammirare
senza poter toccar mentre appassisco
cercando della logica quel filo
che non ritrovo più, quindi impazzisco…
Guardo lo specchio e trema il mio profilo
su questo sfondo ch’è parete bianca
sguarnita e sporca, giro e mi defilo:
cercare d’osservarmi più mi stanca
e il suono della valvola dannata
rimanda ad una vita che s’arranca
senza velocità, sconclusionata
nel tempo che inclemente sempre fugge
di cui insoluta è più di qualche rata.
Pensare troppo in fondo mi distrugge
però non ho da far proprio nient’altro
fintanto che la sveglia ancor non rugge
per ricordarmi in modo poco scaltro
ch’è giunta l’ora in cui il relitto piglia
(non me ne scordo mai però, tutt’altro!)
l’ennesima amarissima pastiglia;
non che sia amara invero pel¹ palato:
è il cuore che ogni volta si scompiglia
chiedendo quanto sia gesto sensato
seguir più volte al giorno le scadenze
per cure che non posson ridar fiato
ai sogni, alle illusioni e alle presenze
che il tempo via lontano ha già portato.
Per quanto paian gravi le incoerenze,
dai sogni so che son stato fregato.
Però saltarle² non risolverebbe
perché non ne verrebbe cancellato
l’esistere all’istante e soffrirebbe
fisicamente il corpo in agonia
che settimane intere durerebbe.
È questa la paura ad andar via:
provare ancora il senso di dolore
come ultima ed estrema compagnia
nelle ultime lunghissime mie ore.
¹: per il;
²: le varie pastiglie che assumo nei vari orari.
ioffa, 22/08/2026